EX CHIESA SAN SILVESTRO - VERONA -

Prima dei lavori


Dopo i lavori


Relazione Tecnico-scientifica


Riepilogando in termini sintetici le acquisizioni tratte dall’interpretazione combinata dell’analisi diretta del manufatto e dei dati emersi dalla ricerca storica, si descrivono qui di seguito le sei principali “fasi” storiche che è stato possibile individuare. A ciascuna di queste corrisponde un diverso assetto materiale del manufatto.

Per la fase storica più antica, ove gran parte dei corpi di fabbrica originari sono scomparsi o sono comunque non più percepibili nell’assetto attuale ­- almeno in assenza di opportuni scavi archeologici o metodi di analisi strumentali (georadar, termografia) - non è ovviamente possibile dar conto della loro consistenza e morfologia. 

Va precisato, inoltre, che detta sequenza restituisce degli interventi trasformativi più significativi, tralasciando le tracce minori, cui risulta difficile attribuire uno specifico assetto.

  • Fase I (Metà sec. XII - fine sec. XV)

A questa fase storica appartiene l’edificazione della primitiva fabbrica chiesastica edificata intorno alla metà del XII secolo, le cui persistenze risultano inglobate nelle murature d’ambito dell’attuale edificio.

Stratigraficamente meglio leggibile sul prospetto nord, dove il paramento murario è stato portato a vista negli anni Settanta del secolo scorso, l’edificio risulta caratterizzato da un tecnica muraria tipicamente romanica, simile a quella impiegata sulla facciata di S. Stefano, o sui fianchi di S. Zeno.

L’impianto originario della chiesa era a tre navate, con relative absidi, e facciata a salienti. 
Da sottolineare, restando all’analisi del fianco nord, la presenza di finestrelle centinate con cornici realizzate pure in cotto e tufelli alternati, alcune delle quali appartenenti alla primissima fase (XII sec), altre invece tutte in cotto, appartenenti al periodo immediatamente successivo, tra XIII e inizi del XIV secolo, quando, secondo le cronache settecentesche, la chiesa venne terminata.

  • Fase II (prima metà del XVI sec.- fine XVII)

tra il 1540 e il 1557. In questi anni prende avvio la prima trasformazione della chiesa: che mantiene il suo assetto tripartito ma viene sopralzata e ammodernata mediante la realizzazione di nuove aperture, rifacimento della parte absidale e aggiunta del coro retrostante (corpo B), quest’ultimo giunto a noi nel suo assetto originario, almeno strutturale, essendo stato spogliato di tutti gli arredi fissi e delle partiture decorative

  • Fase III (XVIII secolo)

La terza fase è contraddistinta dall’intervento realizzato sulla chiesa nel secondo decennio del Settecento, quando venne riconfigurata da Lodovico Perini secondo l’assetto e l’immagine architettonica che risulta in buona parte ancor oggi visibile. L’aspetto peculiare di tale intervento riguardò la riduzione ad aula unica dell’impianto precedentemente tripartito, ed il suo aggiornamento architettonico.

La nuova fabbrica s’impose nel panorama architettonico coevo soprattutto per l’originalità della facciata, contrassegnata da un ordine unico gigante su piedestalli, con coronamento timpanato e vasi acroteriali. Quanto all’impianto della fabbrica, Perini opta per un invaso ad aula unica, coperta da volta a botte lunettata, con quattro ampi finestroni laterali ed uno in facciata: un modello derivato dalle chiese congregazionali tardo cinquecentesche, ma qui semplificato eliminando le cappelle laterali e il conseguente motivo delle travate ritmiche laterali.

  • Fase IV (XIX secolo)

Quest’ultima fase si apre con il periodo napoleonico e le ben note soppressioni conventuali: evento traumatico per la dispersione di gran parte del patrimonio artistico e per la conversione di molte delle strutture conventuali a sui  militari o civili, con i conseguenti comprensibili sconvolgimenti che ne derivarono. Tali eventi  anche il convento di S. Silvestro che, in data 28 luglio 1806, venne soppresso e acquisito al demanio per essere destinato a magazzino militare.

Per quanto attiene la chiesa va detto che nel 1806 le parrocchie del quartiere di S. Silvestro (Ognissanti e S. Silvestro) erano state riunite in una unica, con sede ecclesiale in S. Silvestro, che per l’occasione aveva assunto il nome di ‘Ognissanti’. Ma l’anno appresso venne spostata a S. Luca. Perciò, S. Silvestro seguì la sorte di tante altre chiese e venne soppressa.

Nel 1810 il convento di San Silvestro trovò una nuova destinazione, diventando Deposito delle Mendicanti, altrimenti detto Casa di ritiro per le Convertite, ma rimanendo di proprietà del Ministero della Guerra. Successivamente nel maggio del 1833 la chiesa, il coro, la sacrestia e il campanile vennero acquistati dal sacerdote Marc’Antonio Marchi. In questa compravendita non si fa riferimento all’ex convento, che però nel 1847 risulta anch’esso di proprietà dello stesso sacerdote.

  • Fase V (prima metà del ‘900)

A questa fase storica appartiene l’ennesimo riammodernamento interno della chiesa, corrispondente sostanzialmente allo stato attuale. L’anno dell’intervento, volto con ogni probabilità a risanare le ‘lacune’ dovute alla spoliazione di altari e altri arredi in epoca napoleonica e con ogni probabilità al precario stato di conservazione, è il millesimo 1923, riportato al centro dell’attuale pavimentazione in battuto alla veneziana.

Con l’occasione vennero ridecorate le pareti e il soffitto a finta volta con riquadri decorati e specchiature a finti marmi policromi, ripristinati i serramenti e la bussola, ridotti a tre gli altari: il maggiore nell’area presbiterale, i due minori addossati ai lati della parete dell’arco santo.

Sempre negli anni ’20 fu poi completamente rinnovata l’intera ala del convento su via S. Antonio (che sarà poi parzialmente distrutta durante uno dei bombardamenti del 1945), rifatta la pavimentazione del chiostro, pure in seminato alla veneziana e, da ultimo, restaurati con ogni probabilità gli affreschi delle lunette.

  • Fase VI (periodo post-bellico)

Quest’ultima fase storica, condizionata dalla ricostruzione seguita ai danni bellici del 1945 e da una nuova rifunzionalizzazione a collegio-convitto cui venne destinato l’ex convento, è senza dubbio quella che più pesantemente incise sull’assetto dell’antico complesso architettonico.

Gli interventi condotti tra 1945 e il 1951 (dei quali purtroppo non resta traccia documentaria né in Comune, né in Soprintendenza), oltre a provvedere alla totale ricostruzione con struttura in c.a. dell’ala del chiostro abbattuta, ripristinando - questa volta in chiave filologica - anche il porticato con colonne e volte a crociera (l’analisi diretta del manufatto mostra lo scarto esecutivo dei rifacimenti), coinvolsero l’intero complesso ridefinendone gli spazi, realizzando i necessari adeguamenti funzionali, ma soprattutto rinnovando le finiture allora esistenti con radicali interventi di sostituzione.

Da segnalare al riguardo il restauro nel 1967 del campanile e, lo stesso anno, l’abbattimento di alcuni edifici addossati al fianco nord della chiesa. Risale a quell’epoca l’interessamento di Gazzola per il restauro delle murature romaniche e il ritrovamento di elementi lapidei medievali di interesse archeologico.

Il 23 novembre 1987 la cooperativa “La Muffola” riceve il coro della chiesa in comodato gratuito, finalizzato all’allestimento di un laboratorio per la produzione di manufatti in ceramica e alla relativa vendita.

Soffitto voltato della ex chiesa

L’intero spazio interno dell’ex chiesa risulta soffittato con finte volte in listelli lignei, alternativa raffinata e di maggior resistenza rispetto al consueto incannucciato. Tale struttura, sorretta da centine lignee, è ancorata alle catene delle capriate e a travi intermedie mediante chiodature dirette nella zona sommitale del cervello e tiranti lignei di sospensione nelle zone delle reni. L’intradosso risulta intonacato con uno strato di malta di rinzaffo (fatto refluire anche all’estradosso) ed uno di finitura, più strati pittorici di tinteggiatura.

Come già osservato nel capitolo a.2 relativo alle vicende storiche del complesso, il soffitto voltato risulta realizzato nel secondo decennio del Settecento. La parte del soffitto relativa alla zona plebana è costituita da una volta a botte ribassata e lunettata con finitura ad intonaco liscio e decorazioni a fresco databili al rinnovo primonovecentesco (1923).

La zona soprastante il coro mostra invece una geometria a tutto sesto e un ricco apparato decorativo con ornamentazioni di gusto neo-barocco.

Intonaci affrescati (ex chiesa e portico del chiostro)

Sia all’interno della fabbrica chiesastica, che nelle lunette del chiostro sono presenti partiture decorate ad affresco (si veda al riguardo anche il resoconto delle indagini stratigrafiche condotte dal restauratore Roberto Perin).

Quanto alle partiture decorative della chiesa, databili al 1923, esse ricoprono l’intero invaso, dalle pareti alla volta, sino alle superfici dell’area presbiterale.

Si tratta di decorazioni volte a simulare finte architetture e, proprio per questo, strettamente legate all’architettura reale di Ludovico Perini. Da segnalare in particolare i riquadri con finti marmi che affiancano le paraste doriche, così come il finto cassettonato della volta.

Pavimenti

Solo l’ex chiesa e il portico del chiostro hanno conservato una pavimentazione, di seminati alla veneziana realizzati nel 1923. Per l’interno dell’edificio chiesastico il disegno della veneziana si articola in riquadri con croce e ovale centrale.


Posizione geografica



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